Back to the Mac: dai processori PowerPC a quelli Intel

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Seconda Puntata di Back to the Mac: la transizione più importante della storia di Apple

San Francisco, WWDC 2005: il 6 giugno Steve Jobs annuncia dal palco del Moscone Center che Apple avrebbe abbandonato i processori PowerPc in favore dell’adozione di quelli Intel: l’accordo tra le due aziende prevedeva la fornitura in esclusiva di qualche mese rispetto agli altri produttori.

I progressi di IBM nello sviluppo della tecnologia non riuscivano a soddisfare le esigenze di Apple: con l’introduzione dei chip G5, Big Blue aveva assicurato ad Apple di poter raggiungere la velocità di clock di 3 ghz e di ottimizzare la richiesta di risorse elettriche in modo da poterli inserire nei PowerBook e negli iBook. Nel giro dei tre anni successivi IBM non mantenne mai la promessa: i 3 ghz non furono mai raggiunti e, soprattutto, non riuscì a realizzare i chip per i computer portatili. Jobs si rivolse così ad AMD e Intel: AMD poteva produrre processori a 64bit, ma il consumo in termini di watt era troppo elevato, mentre la roadmap di progettazione di Intel teneva in grande considerazione questo particolare aspetto che avrebbe permesso ad Apple di aggiornare la linea dei portatili, ancora fermi ai chip G4.

I chip della serie Core videro la luce ben sei mesi prima del previsto: Apple iniziò subito a produrre i nuovi portatili che furono ribattezzati per l’occasione MacBook e MacBook Pro, in chiaro segno di rottura con il passato: erano i portatili più veloci e performanti sul mercato, tanto che, negli anni, le vendite sono aumentate esponenzialmente:

e i chip Core furono subito adottati per gli altri prodotti Apple. Nel giro di 12 mesi, la transizione era completa: MacBook, MacBook Pro, iMac Intel, MacMini, Mac Pro e Xserve furono aggiornati con le CPU di Santa Clara.

La transizione non è stata, però, indolore: i nuovi Mac user erano costretti a utilizzare Rosetta, un emulatore di macchine PowerPC per poter eseguire le applicazioni non ancora convertite per architettura Intel e Leopard vide la luce con un anno di ritardo perchè Tiger (cioè Mac OS X 10.4) fu riscritto per funzionare con i nuovi processori. Con la presentazione di Snow Leopard, Apple decise che le macchine PowerPc non avrebbero più usufruito delle nuove versioni del suo sistema operativo: Mac OS X 10.5 è stata l’ultima versione in grado di girare sulle “vecchie” macchine, obbligando, di fatto, molti utenti a comprare nuovi e costosi Mac per poter eseguire le ultime applicazioni o sviluppare per iOS.

I vantaggi, di contro, sono stati numerosi: virtualizzazione più semplice di altri sistemi operativi tramite tool proprietari come BootCamp o di terze parti come Parallels o VmWare Fusion, l’adozione del più veloce e sicuro EFI in luogo del BIOS e l’implementazione di librerie indipendenti dai sistemi operativi come OpenGL. La collaborazione fra Apple e Intel ha, inoltre, portato i suoi frutti su più fronti, come quello per lo sviluppo di connessioni hardware più veloci che ha portato alla creazione della tecnologia Thunderbolt.

Ma l’evoluzione della tecnologia promossa da Apple è un’altra storia…

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